La presentazione di Maritima

un momento di condivisione e riflessione

image-7Sabato 4 maggio, primo vero giorno di primavera, si è tenuta, nella splendida Sala del Maggior Consiglio, la conferenza di presentazione della rivista di storia e cultura “Maritima”, edita dalla Società Storica dell’Alta Maremma (SOSAM). La suggestiva cornice messa a disposizione dal Comune di Volterra ha saputo ispirare i relatori convenuti, dando vita a una stimolante discettazione sulla storia locale e sul ruolo che la cultura, legata a tematiche importanti come il paesaggio e la società rurale, può rivestire nel dibattito contemporaneo.

L’evento è stato introdotto da un intervento del Sindaco di Volterra, Marco Buselli, che ha voluto sottolinare l’importanza che ad oggi deve essere attribuita alla ricerca storica: un valore performativo per il recupero di un’identità trascurata, dell’eccezionalità culturale che ha fatto di Volterra, nei secoli, un brulicante centro politico e culturale della regione. Il dibattito è poi proseguito, sotto la guida dell’Assessore alla Cultura Lilia Silvi nelle vesti di moderatore. Gianluca Camerini e Riccardo Belcari, rispettivamente Presidente della SOSAM e Direttore di Maritima, hanno illustrato la neonata rivista, giunta al suo secondo numero; in particolare, hanno spiegato la loro speranza di rappresentare un momento di condivisione, di confronto sul passato e il presente di quell’area che da Volterra, confine settentrionale dell’Alta Maremma, si espande fino a Piombino e Follonica. Termine ora dimenticato, quello di “Alta Maremma”, recuperato dalla letteratura del Settecento e Ottocento, e che ben sapeva esprimere le caratteristiche di frontiera di questo territorio, posto al confine tra la Maremma centrale e le più popolose zone centrali dell’Arno e del Senese. Il Direttore e il Presidente hanno quindi sollecitato gli studiosi locali a contribuire con i loro scritti alla rivista, aperta non solo agli storici professionisti, ma anche ai “dilettanti”, orribile definizione per definire chi di storia è appassionato. E’ stata presentata la strutturale editorale della rivista, composta da articoli scientifici, recensioni di libri di interesse locale, estratti di tesi di laurea, una rassegna bibliografica e un interessante e innovativo spazio dedicato alla analisi delle fonti iconografiche e orali.

Nella seconda parte della conferenza sono intervenuti due autori della rivista; il Prof. Rossano Pazzagli ha condotto per mano i presenti attraverso un lungo e avvicente viaggio nella Volterra Ottocentesca: città isolata in un territorio dove città non esistevano, città in una epoca dove il confine aree urbane-aree rurali era molto labile e poroso. La narrazione è stata contraddistinta da un approccio multidisciplinare dedicato al “territorio”, intendendo con questo termine quella rete di rapporti economici, sociali, culturali, ambientali che contraddistinguevano aree come la Val di Cecina, e al “paesaggio”, inteso come il palconscenico di una stretta relazione tra natura e opera dell’uomo, frutto di un secolare processo di modellamento operato dai mezzadri, o secondo il termine volterrano, dai logajoli. Per concludere, Nicola Gabellieri ha illustrato il suo articolo, dedicato invece alla storia recente del territorio: quando, a partire dagli anni Cinquanta, il tramonto della mezzadria ha sottratto la popolazione locale dalle campagne, innescando un graduale processo di degrado che continua ancora oggi. Oggetto dell’articolo presente sulla rivista è il fenomeno della immigrazione pastorale proveniente dalla Sardegna; nuovi attori che sono riusciti a frenare l’abbandono rurale, trasformando il paesaggio ma venendone a loro volta trasformati; un fenomeno di incontro e di sintesi, capace di creare un ambiente rurale nuovo, le aziende pastorali tuttora presenti nel territorio, e che ci porta a confrontarci con tematiche come le migrazioni italiane, ad oggi quasi dimenticate.

Territorio, paesaggio, storia, cultura, agricoltura; queste sono state i temi centrali di una conferenza che non ha voluto rappresentare solo una narrazione sterile del passato, ma un momento di riflessione sul passato e il presente della nostra città e del nostro paese, e su quello che vorremmo che fosse il loro futuro.